Il Primo Incontro

 

L’incontro con il bambino

L’incontro tra i nuovi genitori ed il bambino è, sicuramente, una delle tappe più delicate di tutto quel lungo percorso che porta all’adozione. È un momento che richiede un’accurata preparazione, perché si basa sul riconoscimento reciproco di se stessi come genitori e del bambino, come figlio.

Il desiderio e la volontà di essere genitori non è spesso sufficiente ad avviare una relazione adeguata e positiva. È necessario iniziare un percorso lento e, alcune volte difficile, che porti l’adulto ed il bambino a conoscersi, a fidarsi, ad iniziare una relazione d’affetto. Per un bambino adottato fidarsi dei nuovi genitori significa avere la certezza di non essere di nuovo abbandonato.

 

L’incontro è un momento critico, perché unisce persone estranee con storie diverse che a poco a poco diventano famigliari. I genitori si trovano di fronte ad un bambino che hanno desiderato per molto tempo, mentre il bambino ritrova una nuova mamma ed un nuovo papà dopo la perdita di quelli biologici.I primi sanno bene cosa stanno affrontando, sono consapevoli della realtà che stanno vivendo sia dal punto di vista organizzativo e sia da quello emotivo. Nonostante le paure e le incertezze, essi desiderano ardentemente conoscere il bambino, vederlo, poterlo abbracciare. Per il bambino, invece, la situazione si presenta in maniera molto diversa. Egli sa che per lui l’adozione rappresenta la separazione da un ambiente noto e l’avvicinamento a nuove figure adulte. Il suo stato d’animo è fatto di ansia, timore e paura, proprio perché gli vengono meno quei punti di riferimento, che se pur appartenenti ad un ambiente depravante, erano la sua vita e la sua unica famiglia. Se il genitore è orientato solo su stesso, sui propri bisogni ed emozioni rischia di non essere in grado di comprendere il minore in questo delicato passaggio.

Egli non può essere sradicato da quell’istituto o da un altro luogo in maniera troppo repentina. Il primo compito dei genitori è quello di rispettare i tempi di questo cambiamento per permettere al bambino di separarsi nel modo più sereno e semplice possibile. Questo può avvenire solo se egli impara a conoscere le persone con le quali condividerà il suo futuro. E’ indispensabile che i genitori e gli operatori si attivino per realizzare questo processo che sarà diverso per lunghezza ed intensità a seconda dell’età del bambino. Ma da cosa è possibile capire se questi è in grado di lasciare l’ambiente in cui vive e se ha già riconosciuto i genitori adottivi come le persone che si prenderanno cura di lui? La prima cosa da fare è osservare il suo comportamento. Se si rivolge ai genitori per chiedere qualcosa o un aiuto di vario genere, significa che è disposto a ricevere da loro ciò di cui pensa di aver bisogno ora ed in futuro.

 

Se si nasconde, non guarda, non vuole essere toccato, gioca solo con gli altri, può darsi che voglia comunicare che in questo momento entrare in relazione con loro. Questo non significa che egli vuole rifiutare il progetto di adozione, ma i genitori devono capire che è necessario un tempo più lungo per iniziare un rapporto con lui e che maggiori attenzioni devono essere date ai suoi bisogni. parla una lingua diversa è necessario che essi lo osservino, per capire come il piccolo esprime i suoi bisogni fisiologici, la stanchezza, la fame, il sonno.

 

Un bambino che non conosce la lingua dei genitori utilizza spesso dei gesti per esprimere le proprie esigenze. Per questo è necessario entrare nel suo mondo piano piano, magari imparando qualche parola della sua lingua madre, proprio per far capire al bimbo la volontà dei nuovi genitori di entrare nel suo mondo. Ogni metamorfosi non può essere repentina e totale; per questo motivo, il bambino che arriva nella nuova casa non può e non deve acquisire i ritmi ed il modo di vivere dei nuovi genitori, immediatamente. Bisogna mantenere una certa continuità tra le abitudini passate e quelle future, in modo da non dover sacrificare tutto ciò che è stata la sua vita precedente.

Ad esempio potrebbe essere utile permettere al bambino di portare con sé qualche oggetto a lui caro, un vestito, un giocattolo, una coperta. Per i genitori possono sembrare oggetti privi di valore, ma per il bambino hanno un vero significato, rappresentano la sua vita passata, la sua realtà familiare precedente. Essi devono comprendere che il piccolo deve adattarsi ad un nuovo clima, a nuove abitudini alirnentari, a persone diverse da quelle con cui ha vissuto sino ad allora. Il loro primo compito è di accompagnarlo in questa fase di transizione in modo da ridurre le sensazioni di distacco e allontanamento che il bambino potrebbe percepire sul piano fisiologico e psicologico. Ricordare sempre che il tempo è il migliore alleato per dare inizio positivarnente ad un nuova famiglia adottiva.